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Colestasi Progressiva Familiare Intraepatica (PFIC)

La Colestasi Progressiva Familiare Intraepatica (PFIC) è una condizione rarissima: si stima colpisca un individuo ogni 50-100 mila, senza predominanze geografiche o di sesso. Si tratta di una patologia pediatrica, che già entro l’anno di età è causa di colestasi epatica cronica (ovvero della stasi della bile nei dotti biliari, che impedisce un corretto flusso all’intestino per le sue funzioni digestive).

In particolare, la PFIC è associata al 10-15% dei casi di colestasi pediatriche. I sali della bile hanno un effetto tossico sulle cellule del fegato, pertanto durante l’infanzia o l’adolescenza i pazienti affetti da PFIC soffrono di cirrosi ed insufficienza epatica e, in alcuni casi, sviluppano tumori del fegato. Spesso questi giovanissimi pazienti necessitano di trapianto.

I trasportatori di membrana coinvolti nella PFIC; immagine riadattata da Davit-Spraul et al. Orphanet Journal of Rare Diseases 2009 4:1 doi:10.1186/1750-1172-4-1

La PFIC è una malattia genetica, dovuta a mutazioni autosomiche recessive di alcuni trasportatori di membrana degli epatociti. In particolare, si distinguono tre tipi di PFIC, a seconda del trasportatore mutato. Il tipo 1 e 3 sono causati dalla mutazione di due proteine (rispettivamente FIC1 e MDR3) importanti per l’esportazione all’esterno della cellula di fosfolipidi, molecole necessarie a diminuire la tossicità della bile verso le membrane cellulari. Il tipo 2, l’unico che provoca l’insorgenza di tumori epatici, è dovuto alla mutazione di BSEP, che esporta i sali biliari fuori dagli epatociti che li producono. Gli epatociti che non riescono più ad esportarli li accumulano, venendo gravemente danneggiati.

I sintomi più comuni di questa patologia sono ittero, prurito, alti livelli di transaminasi (enzimi che indicano un danno a livello del fegato), alte concentrazioni di sali biliari (PFIC1 e 2) o gamma-glutamiltranspeptidasi (PFIC3) nel sangue.

La diagnosi viene effettuata attraverso la valutazione dei parametri ematici, l’ecografia del fegato, l’analisi istologica e ulteriori accertamenti per escludere altre patologie causa di colestasi pediatrica (ad esempio sindrome di Aagenaes, sindrome di Alagille).

I pazienti vengono monitorati nel tempo, ed inseriti in lista d’attesa per un trapianto epatico. Tuttavia un recente studio finanziato da Telethon e condotto dal gruppo del Dott. Moschetta (Mario Negri Sud) ha portato alla luce un possibile approccio terapeutico che permetterebbe di diminuire l’accumulo di sali biliari all’interno delle cellule (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22057115), dando la speranza di un futuro trattamento specifico per questi piccoli pazienti.

Pagine di riferimento per i malati:

http://www.pfic.org

https://www.telethon.it/ricerca-progetti/malattie-trattate/colestasi-progressiva-familiare-intraepatica

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