Pro-Test Italia

La legittimità delle affermazioni scientifiche

In seguito alla votazione svoltasi in Senato il 4 Luglio 2013 sugli emendamenti riguardanti la sperimentazione animale, noi di Pro-Test Italia abbiamo deciso di far luce su alcune inesattezze scientifiche pronunciate dalla On. Senatrice Fucksia (M5S) durante il proprio intervento.

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Riportiamo il commento integrale così come è stato proposto in aula.

Signor Presidente, in merito a queste dichiarazioni di voto chiedo all’Assemblea se sia legittimo dire anche cose attualmente non esatte. Invito chiunque ad entrare adesso nelle sale di cardiochirurgia e a quantificare quante siano le valvole biologiche attualmente in uso. Le valvole biologiche, come sapete tutti, oltre a dare problemi di rigetto, infezioni e endocarditi, hanno anche un altro inconveniente: non sono durature, per cui espongono il paziente sottoposto a questo intervento chirurgico alla necessità di ripeterlo la maggior parte delle volte: e intervenire sul cuore non è mai un intervento semplice. Invece, grazie al Cielo e all’innovazione tecnica e scientifica che ci propone nuovi materiali e nuove tecnologie, esistono attualmente valvole artificiali che non hanno questi inconvenienti e quindi sono, di fatto, a vita; l’unico inconveniente è la somministrazione continua di anticoagulanti e antiaggreganti ai soggetti che vengono sottoposti a questi interventi, ma è un utilizzo che viene fatto a scopo preventivo anche in caso di valvole biologiche.

Questa prima parte dell’intervento è stata approfondita nell’articolo Valvole meccaniche vs biologiche: una scelta a misura di paziente!Prima Parte e Seconda Parte.

Colgo l’occasione, anche se forse impropria, per riprendere un momento il Senatore Giovanardi in riferimento a dichiarazioni da lui fatte stamane sempre in merito al voto. Ci tengo a precisare, a nome di tutto il Movimento 5 Stelle, che le sue dichiarazioni in difesa della vivisezione e della sperimentazione animale e relative conclusioni sono errate nel contenuto e nel merito. Per utilizzare lo stesso esempio da Lei riferito in Aula, Onorevole Giovanardi, ovvero il thalidomide, è infatti alla storia il fatto che tale medicinale non abbia prodotto bambini focomelici perchè non sufficientemente sperimentato sugli animali. Infatti, dopo tre anni di prove sugli animali, la «Chemie Grünenthal» lo mise in commercio come innocuo tranquillante adatto soprattutto alle gestanti, autorizzandone la libera vendita senza alcuna prescrizione medica in tutta la Germania, con lo slogan: «Innocuo come una zolletta di zucchero». Solo dopo la catastrofe teratologica che procurò la nascita di 10.000 bambini focomelici nel mondo si decise di sperimentare in modo massiccio, ovvero a dosi altissime su oltre 150 diverse razze di conigli, e si ottennero solo alcuni nati focomelici, il che dà alla vicenda un senso completamente diverso, come e` ben comprensibile a chiunque faccia della ricerca seria e coerente.

ll Thalidomide è un sedativo e antiemetico di largo uso alla fine degli anni ‘50 ed inizio anni ‘60 tra le donne in gravidanza. È notoriamente famoso per esser stato ritirato il 2 dicembre 1961 in seguito al riscontro della sua teratogenicità; l’uso del Thalidomide in gravidanza provocava, in un’elevata percentuale dei casi, la nascita di neonati focomelici. Il Thalidomide non fu testato su animali gravidi prima della messa in commercio, quindi non si poterono prevedere eventuali effetti teratogeni.
La ragione per cui fu prescritto a donne in gravidanza è al contrario da ricercarsi negli esiti degli studi di Blasiu, che dichiarò di aver usato il farmaco senza problemi in ginecologia1. In realtà la Grünenthal fraintese, forse volontariamente, gli esiti dello studio di Blasiu. Egli dichiarò infatti di aver usato il thalidomide nel reparto di ginecologia, ma non affermò mai di averlo provato su donne incinte, come invece la Grünenthal intese o volle intendere. In ogni caso, nessun dato sulla teratogenesi negli animali era stato reso disponibile all’epoca della commercializzazione del thalidomide; anche i primi studi di Keller e Somers non prevedevano la somministrazione del farmaco a cavie gravide2,3.
A posteriori possiamo dire per certo che il thalidomide ha manifestato effetti teratogeni in molti test su animali effettuati a posteriori su ratti, topi, conigli, scimmie, polli e perfino su Drosophila melanogaster4-15. Ad esempio, Schumacher et al16 hanno rinvenuto effetti teratogeni in conigli e ratti a dosi rispettivamente di 2.5 e 9.2 mg/kg, con somministrazione endovenosa. In macachi e babbuini la teratogenesi si verifica per via orale già a dosi molto basse, a partire da 4-5 mg/kg17-19, e dunque come modelli di teratogenesi risultano ampiamente predittivi per l’uomo.
In alcuni casi non è stato possibile replicare alcuni di questi risultati (soprattutto quelli che riguardano topi e ratti: la teratogenicità del thalidomide in lagomorfi e scimmie è un dato ormai accettato). Ciò è probabilmente dovuto al fatto che le dosi, il ceppo di animale utilizzato, le modalità, i tempi di somministrazione erano diversi, e questo ha influenzato la biodisponibilità del composto portando a risultati differenti.
In ogni caso è necessario sottolineare un fatto di estrema importanza per chiunque voglia realmente comprendere come sia potuto avvenire un simile disastro: come si può constatare dalle pubblicazioni sopra citate, prima del 1960 non erano stati svolti studi su cavie gravide. Solamente dopo il ritiro del farmaco dal commercio sono stati eseguiti ulteriori test, stavolta su cavie gravide, che sono risultati positivi. La Storia quindi legittima la sperimentazione animale, anziché screditarla.

Occorre anche evidenziare che se i farmaci dovessero essere sperimentati su un elevato numero di animali sarebbero tutti ritirati dal commercio, perché qualsiasi farmaco, ad oggi, ha degli effetti collaterali negativi su almeno una specie animale.

L’approccio dei test su animali in tossicologia non consiste nel prendere acriticamente come applicabile all’umano il risultato ottenuto su una sola specie, la legge prevede infatti che la sostanza da testare sia provata su almeno due specie differenti, di cui almeno una non sia un roditore. È chiaro che le probabilità che una sostanza risulti tossica contemporaneamente su due specie completamente diverse sono basse; se abbiamo tossicità in entrambe le specie le probabilità che la sostanza risulti tossica anche per l’uomo sono assai più elevate. Non sono il 100%, chiaramente, ma nessun test preclinico, in vitro o in vivo che sia, potrà mai dare una certezza matematica dei risultati sull’uomo; i test preclinici servono ad aumentare le probabilità che i test sull’uomo siano di successo, non a garantirlo. In generale, quante più sono le specie su cui viene testato il farmaco che hanno esito positivo, tanto maggiori sono le probabilità che l’esito sia positivo anche sull’uomo, un approccio proposto non solo per la tossicità chimica ma anche per teratogenicità e cancerogenicità20,21. Non basta che un farmaco risulti tossico su una specie animale presa a caso perché ci si possa mettere una pietra tombale sopra.

Ricordo inoltre in questo contesto che noi non avremmo farmaci come l’aspirina, noto a tutti e universalmente utilizzato, se l’avessimo sperimentato soltanto sugli animali.

Successivamente ad una mia personale richiesta delucidatoria, la Senatrice ha così risposto22:

Che l’acido aceti-salicilico è tossico per moltissimi animali e TERATOGENO in quasi tutti, nell’uomo no. Per cui se non fosse stato utilizzato per vie diverse, oggi farebbe parte del 90% dei farmaci che non raggiungono la fase clinica di sperimentazione sull’uomo. Noi con la sperimentazione sugli animali conosciamo gli effetti potenzialmente NEGATIVI, ma ci lasciamo sfuggire molte potenzialità positive. Ogni specie risponde a se stessa e talora ci sono differenze anche nella stessa specie soprattutto relativamente ai polimorfismi enzimatici che inducono ad es. acetilazioni lente o rapide…Scriverò una trattazione più esaustiva in merito…spero di essere stata cmq chiara.

Il mito dell’aspirina nasce da una pubblicazione del 2009 di Thomas Hartung intitolata “Per aspirin ad astra23. La metodica chiamata “tossicologia del 21° secolo” dallo stesso autore, è stata già ampiamente smentita dal Dr. Massimo Silvetti in un’accurata e precisa analisi. Nell’articolo il Dr. Silvetti porta alla luce le manipolazioni e le volute omissioni dei lavori citati da Hartung nel suo lavoro che, sottolineiamo, non è peer reviewed24.
Inoltre il mito è stato alimentato da una sbagliata interpretazione di un lavoro di L. E. Davis25, da cui è stato dedotto erroneamente che “l’aspirina provoca malformazioni nei feti di topi e ratti, uccide i gatti, mentre non ha assolutamente alcun effetto sui cavalli”.
Lo studio in questione tuttavia indica come la differenza tra specie risiede nel tempo di emivita plasmatica, ovvero la durata per la quale il farmaco, una volta somministrato, rimane in circolo. Di conseguenza, il dosaggio va regolato in maniera intraspecifica. Dal momento che l’emivita plasmatica dei salicilati è di 38 ore nei gatti e di 1 ora nei cavalli, contro le 5 ore nell’uomo, è chiaro che, anche utilizzando dosi adeguate al peso dell’animale, somministrare aspirina con gli stessi intervalli di tempo tra una dose e l’altra provocherà la morte del gatto per accumulo del farmaco, che viene smaltito più lentamente, e risulterà inadeguata nella trattamento della febbre nel cavallo.
Volendo fare un confronto che esula dal peso dell’animale e dall’emivita plasmatica, uno studio effettuato nel 1979 evidenzia il fatto che la morte di un gatto avviene solamente dopo l’assunzione di una quantità di farmaco equivalente a quello che per un essere umano sarebbero ben 60 compresse di aspirina in un solo giorno26.
La teratogenicità dell’aspirina nelle diverse specie animali è invece una realtà. Il suo impatto sulla gravidanza umana non è chiaro dal momento che il farmaco viene difficilmente assunto in modo continuativo durante i nove mesi della gestazione. Le dosi che risultano teratogene nel ratto sono pari a 150mg/kg due volte al giorno durante la fase iniziale della gravidanza27, oppure 250mg/kg durante tutta la gravidanza28. Queste dosi equivalgono in una donna di circa 55 kg da 46 a 55 compresse di aspirina per 10 giorni durante i primi 90 giorni di gravidanza. Ovviamente non sono stati svolti studi sulla teratogenicità direttamente sull’uomo a simili dosaggi. Non deve sorprendere che alcuni articoli scientifici riportino una maggiore incidenza di malformazioni in donne che abbiano assunto alte dosi di aspirina in gravidanza29.
In ogni caso la contestazione del valore dell’aspirina è portata avanti solo sul piano della teratogenesi, il che vuol dire che se anche tutti i dati a nostra disposizione provenissero esclusivamente dai test sugli animali, al massimo non sarebbe prescritta in gravidanza, ma sarebbe comunque utilizzabile dall’uomo.

Ci tengo a rimarcare che il Movimento 5 Stelle in queste dichiarazioni di voto, a prescindere dal discorso etico, si è attenuto a dei fatti scientifici, oggettivi e dimostrati. [Applausi dal Gruppo M5S e della Senatrice Repetti]. In risposta all’ostentazione di qualcuno che sostiene di parlare di scienza in quest’Aula, lo invito a aggiornarsi con le ultime indicazioni e gli unici fatti scientifici finora raccolti su articoli (come quelli pubblicati su «Medline») riconosciuti ed oggettivi e non frutto di stampa, gossip o quant’altro. Il Movimento 5 Stelle ha fatto un voto etico, è vero, perchè vorrebbe che l’Italia si facesse promotrice di una scelta che è più in avanti e dà senso e civiltà a quello che facciamo, ma basandosi su dati scientifici, oggettivi e verificati. [Commenti dal Gruppo PdL. Applausi dal Gruppo M5S e della Senatrice Repetti].

Come più volte ricordato da Pro-Test Italia, ma anche da una nutrita schiera di esponenti della comunità scientifica di fama nazionale e internazionale, non esiste al momento una valida alternativa che sostituisca completamente la sperimentazione animale.
La Senatrice Fucksia ha senz’altro ragione quando afferma che, affrontando queste tematiche, sarebbe utile rifarsi a dati scientifici riconosciuti e oggettivi, salvo poi, dopo queste ineccepibili premesse, difendere delle posizioni indifendibili dal punto di vista scientifico: tutto il suo intervento, come abbiamo dimostrato, viene largamente smentito da quella che è la letteratura scientifica, la stessa che lei invoca.

Come la Senatrice, anche noi ci auguriamo che scelte di tipo etico, cruciali per il Paese, siano fondate sull’evidenza, e auspichiamo che lei e tutti i politici nelle cui mani abbiamo affidato il futuro del nostro Paese sentano il bisogno di ascoltare, più che la voce della massa, la voce degli esperti. Ci auguriamo che la nostra confutazione sia presa, indipendentemente dai colori politici, come un incentivo a seguire la correttezza scientifica e a riconoscerla come base irrinunciabile per il disegno di qualsiasi progetto.

Simone Corosaniti – Socio Fondatore Pro-Test Italia
Alberto Ferrari – Comitato Scientifico Pro-Test Italia


  1. Blasiu A.P. (1958). Experiences with contergan in gynecology. Med Klin (Munich) 53(18):800.
  2. Keller H. et al. (1956). [N-phthalyl-glutamic acid imide; experimental studies on a new synthetic product with sedative properties]. [Article in German].. Arzneimittelforschung, 6(8), 426–30
  3. Somers G.F. (1960). Pharmacological properties of thalidomide (alpha-phthalimido glutarimide), a new sedative hypnotic drug. British Journal of Pharmacology 15(1):111-6.
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  8. Gatzek H. and Dipaolo J.A. (1965). Radiographic Studies of Thalidomide-Induced Malformations in Mice. Acta radiologica: diagnosis 3:145-150.
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