Pro-Test Italia

La preparazione veterinaria senza pratica clinica è valida?

L’Italia è in ritardo nel recepimento della direttiva 2010/63/UE [1] sulla protezione degli animali a fini sperimentali. Il ritardo è dovuto in gran parte agli emendamenti che continuano ad essere proposti e discussi in Parlamento, paradossalmente senza considerare quanto riportato nella direttiva stessa e senza considerare che questa è il frutto anche del confronto tra associazioni animaliste europee ed esperti del settore, che hanno trovato il giusto compromesso tra benessere animale ed esigenze di ricerca.

Nell’emendamento riferito all’art.9 della direttiva approvato in XIV Commissione permanente – Politiche dell’Unione Europea del Senato [2], compariva un comma che modificava pericolosamente il percorso di studi di diverse figure professionali, tra cui quella dei Medici Veterinari.
Al punto:

“g) vietare l’utilizzo di animali per gli esperimenti bellici,
per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso,
negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche
ad eccezione dell’alta formazione dei medici e dei veterinari.

Oltre a non essere chiara l’intenzione del legislatore parlando di “ambiti sperimentali”, il testo così formulato avrebbe impedito non solo un qualsiasi utilizzo di animali nella parte didattico-dimostrativa (che in Italia è già regolamentata), ma anche nella parte sperimentale di ricerca che viene svolta, ad esempio, durante la tesi. Sarebbero inoltre state vietate le necroscopie, le lezioni di anatomia comparata e più in generale l’attività di “pratica” degli studenti di Medicina Veterinaria, Zootecnia, Biologia, Biotecnologie, e di qualsiasi altro CdL che nel proprio piano di studi preveda l’uso di animali.

Il 3 luglio 2013 una piccola rappresentanza di Pro-Test Italia si è presentata davanti al Senato della Repubblica Italiana per sensibilizzare sull’argomento.
L’associazione ha ottenuto un’audizione informale con la XII Commissione permanente – Igiene e Sanità, durante la quale ha potuto esprimere le proprie perplessità riguardo gli emendamenti.
Nello specifico abbiamo sottolineato come il comma g) dell’emendamento avrebbe prodotto un grave danno sia in termini di preparazione che di competitività degli studenti. Il divieto di utilizzo di animali si sarebbe tradotto infatti, nel caso dei Medici Veterinari, in un divieto alla pratica clinica durante il ciclo di studi di Laurea magistrale (e ricordiamo che svolgere la professione senza un’adeguata preparazione pratica costituisce un grave rischio per i pazienti, in questo caso per gli animali stessi), e più in generale nell’ingresso nel mondo del lavoro di professionisti senza un’adeguata preparazione universitaria. La conseguenza di ciò sarebbe stata la perdita di competitività a livello europeo e mondiale per molte categorie di professionisti, che avrebbe spinto ancora di più alla “fuga di cervelli” all’estero.

Vet examines dog

Durante la discussione in Aula il 4 Luglio 2013 viene presentata ed approvata una nuova formulazione di tale emendamento (proposta di modifica n° 12.300 [3]):

“g) vietare l’utilizzo di animali per gli esperimenti bellici,
per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso,
negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche
ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria
e dell’alta formazione dei medici e dei veterinari”.

L’esercitazione pratica in Medicina Veterinaria non viene più limitata all’alta formazione (Dottorato di Ricerca e Specializzazione post-laurea), ma è stata estesa a tutta la formazione universitaria in Medicina Veterinaria.
Purtroppo anche in questa nuova formulazione ci sono dei grossi limiti per quanto riguarda gli altri Corsi di Laurea (CdL), come Zootecnia, Biotecnologie veterinarie, Produzioni animali e controllo della fauna selvatica, Biologia, Scienze Naturali.

La nostra associazione non intende guardare dall’altra parte, ed è pronta a continuare questa battaglia. L’Italia è ancora il fanalino di coda rispetto agli altri Paesi Europei per quanto riguarda la didattica; nel nostro Paese, infatti, prevale ancora la scuola “vecchio stampo”, che predilige lo studio della teoria all’aspetto pratico. Sono stati fatti innumerevoli sforzi, nel corso degli anni, per introdurre l’esercitazione pratica nei diversi CdL, e anche in Medicina Veterinaria. Sforzi che rischiano di essere vanificati qualora fossero approvati incautamente degli emendamenti proposti da persone non esperte del settore, che non possono cogliere il divario incolmabile esistente tra “teoria” e “pratica”.

Pensiamo che ci sia un’insanabile contraddizione tra le belle parole e i buoni propositi sull’importanza della Ricerca e la promessa di dedicare attenzione al futuro delle nostre giovani menti in formazione, e i contenuti di un emendamento con il quale si vuole far retrocedere l’insegnamento universitario alle metodiche di inizio Novecento, che secondo una corrente di pensiero sono uno dei punti di forza di questa normativa. [4]

[1] http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ%3AL%3A2010%3A276%3A0033%3A0079%3AIT%3APDF

[2] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=17&id=704605&idoggetto=728920

[3] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=17&id=705464&idoggetto=728920

[4] http://www.lav.it/index.php?id=1080

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